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I fondi Comunitari costituiscono una leva fondamentale per una politica di coesione finalizzata al superamento del divario di sviluppo esistente tra il Mezzogiorno e le aree del Centro – Nord dell’Italia.
L’uso non sempre adeguato delle risorse, con ritardi, procedure farraginose, polverizzazione delle iniziative, ha determinato sfiducia, incertezze e disagio che hanno accentuato le difficoltà, rendendo inevitabile  una pericolosa caduta di interesse, che ha messo in crisi perfino l’opportunità della prosecuzione della politica di coesione, che  pur trova la propria ragione ed il proprio fondamento in uno dei pilastri essenziali del processo di costruzione dell’Unione Europea.
Conoscere la quantità e la natura delle risorse, le procedure, i contenuti ed i tempi della programmazione, i soggetti  titolari della gestione degli interventi, gli strumenti operativi e le modalità di accesso ai finanziamenti diventa un fattore decisivo per una inversione di tendenza rispetto alle esperienze del passato.
Tra i fattori negativi va evidenziato, tra gli altri, il fatto che ad ogni cambiamento di guida politica o burocratica sia seguita “l’abitudine” a procedere ad una revisione delle scelte fino a quel momento compiute, con conseguente paralisi, per periodi indefiniti, delle attività, sulla base della asserita necessità di procedere ad una riconsiderazione degli obiettivi e ad una reimpostazione della gestione economico – finanziaria del sistema.
Un ulteriore elemento di freno è derivato dalla frammentazione degli interventi e da un inadeguato sistema di controlli, apparso spesso ripetitivo ed eccessivo, rivolto ad aspetti più formali che sostanziali, e l’attenzione si è incentrata più sulla quantità che non sulla qualità e l’efficacia delle misure adottate.
Sussistono oggettive difficoltà ad ottenere informazioni sulle iniziative, gestite forse con eccessiva preoccupazione della tutela della privacy, ma di fatto limitanti la possibilità di un esame di merito degli atti, sì da valutare l’efficacia in termini di sviluppo e di nuovi posti di lavoro.
Uno strumento  importante di organizzazione e comunicazione dei dati è stato di recente realizzato, su iniziativa del Ministro della Coesione  Fabrizio Barca, che,  attraverso i siti internet “opencoesione.gov.it” e “coesioneterritoriale.gov.it” consente di acquisire, in modo tempestivo,  informazioni sull’avanzamento ed il monitoraggio delle politiche regionali di coesione, finanziate sia dai fondi comunitari, cui è associata una quota  di cofinanziamento nazionale, che dai fondi nazionali destinati alle politiche di sviluppo delle aree svantaggiate.
Attraverso i dati forniti dai siti è possibile cogliere l’entità della polverizzazione delle risorse e la conseguente perdita di efficacia degli interventi.

A tutto il 31 dicembre 2012, su un ammontare di risorse complessive  di 99,286 miliardi di € destinati alla coesione, la massa di finanziamenti monitorati  è stata pari a  55,8 miliardi, la spesa attivata a 18,7 miliardi e le iniziative rendicontate sono stati pari a 598.966, con un peso medio unitario di appena 95.000 €/intervento.
Per la Calabria l’importo dei finanziamenti monitorati è pari a 6,8 miliardi di €, i pagamenti a 2,6 miliardi e il numero di iniziative 22.945, con peso medio per intervento  di 296.360 euro.
Il seminario programmato vuole offrire uno spaccato che partendo da una analisi, seppure parziale, delle esperienze pregresse si propone di fornire elementi utili per le scelte future.
L’avanzamento fisico dei programmi, desumibili delle schede del monitoraggio effettuato dalla Ragioneria Generale della Stato consente di cogliere l’andamento dei processi dinamici di utilizzazione delle risorse, ma nulla fornisce in termini di valutazione dell’efficacia degli interventi, peraltro resa precaria dalla polverizzazione degli stessi.
La riflessione riguarderà in modo particolare le prospettive future, con la speranza che le risorse, tuttora considerevoli, nonostante la riduzione dell’entità dei finanziamenti destinati dall’Unione alla politica di coesione, consentano un salto di qualità con l’attivazione di processi di crescita  significativi e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Ernesto Funaro

 

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